natural
alison dewar

Vinilemania, Jazz Italia Review

Recensione di Fabrizio Ciccarelli

Al debutto discografico, Alison Dewar propone in questo EP cinque tra i brani più interessanti che il panorama musicale “di livello” possa offrire in àmbito internazionale. Accompagnata da strumentisti di indubbio valore, presenta una capacità vocale dotata di personalità, distinta da un fraseggio morbido e duttile , gradevole all’ascolto e ben impostata sotto il profilo timbrico, senza che ciò ne precluda l’immediatezza, la “rotondità” nella nitidezza, la pastosità nell’interpretazione e nello stile.

Alison sa ben adeguarsi al pentagramma che incontra senza mai abbandonarsi ad avventurose perfomances , in continua e felice oscillazione fra tradizione ed innovazione, grazie anche ai convincenti arrangiamenti del pianista Graham Harvey, noto per le proprie partecipazioni con gli Incognito e con George Benson, grazie al quale le trame melodiche vengono esaltate dal lato espressivo.

In tal modo la spontaneità esecutiva della vocalist ha modo di farsi luce, sorretta adeguatamente dal timing della ritmica e dall’avvolgente sax di Derek Nash, artista di talento ed in grado di sottolineare le improvvisazioni con un sound equilibrato, opportunamente privo di autocompiacimenti.

Del resto, l’interplay della band  pone in rilievo sensibilità non comuni: tale interazione rivela non solo padronanza dello strumento ma anche eclettismo nel percorrere evergreens così formalmente distanti fra loro, dalla Bossa Nova di “O Barquinho” al lirismo di “Peace”, indimenticabile note di Horace Silver, a “Softly, as in a Morning Sunrise”, una delle songs più intense di Romberg e Hammerstein , prima track del cd, a parere di chi scrive la più composita e  strutturata in senso strettamente jazzistico.

Dunque, aspettiamo che Alison continui ad aver cura delle proprie potenzialità e che presto torni tra noi con un cd di pari gradevolezza. 

Fabrizio Ciccarelli
in collaborazione con

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